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    Questo numero apre con un saggio di Vangelisti sul ruolo che l’amore occupa nel pensiero di santa Caterina che ne parla in termini di carità. Prosegue con un contributo di Borriello che offre una panoramica su origine, storia ed evoluzione dell’ordine cistercense, e ancora con Furioli che presenta san Giustino come testimone autorevole delle beatitudini. Asti sottolinea l’importante ruolo che il pellegrinaggio ha nel rinnovare e consolidare la propria fede. D’Anna invece offre una riflessione sul cuore, simbolo biblico della purezza interiore, nel quale risiedono gli ideali più elevati, mentre Sirianni tenta di dare un senso alla storia secondo il disegno divino. La seconda parte della rivista ospita alcune pagine curate dall’Istituto Monastico Anselmianum, qui Valli analizza l’intreccio simbolico di cuore/porta in Maria Cecilia Baij.

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    Numero monografico e speciale dedicato alla figura universale di Giuseppe Dossetti e al suo rapporto con il Medio Oriente, in particolare durante gli anni della permanenza sua e della sua comunità in questi luoghi. Tra le principali personalità della storia italiana del Novecento, Dossetti ha contribuito con il suo operato a caratterizzare nodi sia della storia patria che di quella ecclesiale. Il presente numero monografico della rivista delinea per sommi capi la biografia del monaco reggiano durante il suo soggiorno in Medio Oriente, che fu occasione, per lui, di riflettere sul senso di un cristianesimo destinanto a svilupparsi in un quadro di pluralismo culturale e religioso. Il volume presenta, così, tra gli altri, gli interventi di Mandreoli che analizza il “mistero di Israele”, di De Francesco che affronta il tema dell’Islam come enigma post-cristiano nel pensiero di Dossetti e di Galavotti che ci parla della visione che il monaco aveva della geopolitica mediorentale. Bernacchia ci presenta un monaco alla scoperta delle Chiese orientali, mentre Ferretti ed Apano ragionano sui suoi dialoghi biblici a Gerico. Completa il volume, oltre alle consuete recensioni, un inedito di don Dossetti: Incontro con una rappresentanza della diocesi di Ivrea (Gerusalemme, 31 agosto 1979).

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    Queste pagine raccolgono brevi, ma significativi, interventi che hanno come protagonista «la santità» a cui tutti siamo chiamati. La Chiesa ha bisogno di santi poiché essi sono i veri riformatori dell’umanità e solo per mezzo loro ci potrà essere una «vera rivoluzione». La Chiesa ha anche bisogno di conoscere i santi perché sono testimoni autorevoli e credibili di una vita donata totalmente a Cristo. La vita di un santo è come un «cembalo» la cui musica si espande e raggiunge i cuori coinvolgendoli nell’ardente desiderio di imitare le vicende di queste semplici ma grandi creature, nell’aderire totalmente a Cristo. La storia del mondo, la storia di ogni creatura si rivela nel mistero di Dio che a sua volta si manifesta pienamente in Cristo Gesù; il mistero di Gesù raggiunge il suo vertice nel mistero della Croce. Ogni uomo trova il senso della sua vita in Gesù, nella sua morte e nella sua risurrezione. Tutti gli uomini sono interpellati a guardare a colui che ha dato la vita per l’intera umanità. Questa è stata l’aspirazione costante dei santi che hanno fatto della loro vita una lode a Dio: in cymbalis bene sonantibus laudate eum in cymbalis iubilationis (Sal 150,5).

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    Il titolo non tragga in errore! Non si tratta di un manuale classico di storia con citazioni emblematiche e rimandi accademici. Jean de Mailly († 1260), frate domenicano della Francia del Nord (Metz), con acume e competenza, redige un preciso calendario dell’anno liturgico qual era in vigore al suo tempo riportandone anche le peripezie subite nel corso dei secoli.
    Attingendo alla biblioteca del convento e consultando quanto riusciva a trovare negli archivi parrocchiali e monastici, Jean offre una suggestiva ed originale panoramica dell’evoluzione cultuale, avvalendosi di una severa formazione storica e di un senso critico eccezionali. Se talora ospita notizie leggendarie o tradizioni apocrife, lo fa con acribia e – non di rado – con sottile sarcasmo.
    Pur nella rigorosa metodica, Mailly indulge talora a notevoli sviluppi su taluni personaggi (Maria Vergine, san Clemente, Giovanni evangelista, ecc.) o festività particolari: chi abbia acquisito una conoscenza critica dell’Autore, esclude qualsiasi ombra di compiacimento devozionale e coglie le profonde ragioni sottese a questi imprevedibili sviluppi.
    I criteri delle scelte, le tre successive redazioni, la rapida diffusione e il conseguente successo dell’Abbreviatio nell’Europa cristiana, sono esposti con rigorosa competenza, nella parte introduttiva, dal professor Giovanni Paolo Maggioni.

    Padre Valerio Ferrua, torinese, svolge nella sua città natale un’intensa attività di predicazione e di insegnamento, privilegiando la sua competenza in Liturgia (perfezionata durante la frequentazione dell’Institut Supérieur de Liturgie di Parigi). Ha pubblicato diverse monografie e studi sulla storia dell’Ordine dei Predicatori a cui appartiene, tra cui l’edizione italiana della Storia di San Domenico di H. Vicaire e i tre poderosi volumi Dal convento alla città, Regesto del convento di San Domenico e le Memorie storiche della Provincia di San Pietro Martire.

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    Un’antologia di versi a celebrazione del sacro, perché come dice Roberto Mussapi nell’Introduzione di questo volume, il «sacro è qualcosa di profondamente vicino al mito, e, come il mito non va mai ridotto a un repertorio di favole, così il sacro non si deve ridurre a un semplice repertorio di icone sacrali, di riti.
    In poesia l’energia del sacro è la capacità della domanda: è l’atteggiamento del cieco che si rivolge a Cristo e gli dice: “Dammi la luce”. Nel momento in cui il cieco non pensa più di dover credere, è caduto qualcosa, è caduta la domanda, la fame stessa del sacro. La poesia nasce, antropologicamente, per fame del sacro. Il sacro non basta mai, perché rimanda continuamente a Dio, ma non ce lo dà in pasto. E la poesia è anche un modo per illudere di donare una coincidenza di tempi: l’oltretempo, il passato, il presente, il futuro».

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    Il confine su cui i contributi di questo libro corrono è un confine molteplice: è quello tra ebraismo e cristianesimo, o meglio tra i giudaismi del I secolo e movimenti sorti a partire da Gesù, ma anche quello tra gli scritti riconosciuti come autorevoli e canonici dalla Chiesa nei secoli e scritti non canonizzati, e infine il confine tra ricerca storica e ricerca teologica. È anche un confine tra l’interesse generale su temi che spesso vengono affrontati nei media e nel rapporto con il grande pubblico in modo superficiale e generico e l’approccio rigoroso e scientifico, talvolta così specialistico da far desistere chi vi si avvicina con il desiderio di orientarsi.
    Lo stile dei contributi è quello di una comunicazione che mira a un’alta divulgazione su temi di indubbia complessità, ma con desiderio di chiarezza e facendosi invito a un cercare ulteriore. La presentazione dei temi in stile didattico è anche ricca di interrogativi problematici e condotta sempre con una preoccupazione di comprensibilità e con l’invito ad andare in profondità, nel lasciarsi interrogare da domande talvolta scomode o inquietanti. Infine il tentativo proposto è quello di instaurare un dialogo tra ambiti di sapere e ricerca che possono trovare motivo di ripensamento e crescita nello scambio tra storia e teologia.

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    Il Verbo che si fa breve, il Verbo che si fa Parola, la Parola che si fa Scrittura, la Scrittura che si fa bacio.
    Il mistero dell’Incarnazione è la prima rivelazione che Cristo ha fatto di sé a Bernardo, rivelazione che spiega la sua vocazione alla vita monastica, che sostiene il suo ministero di abate, che dà luce al suo compito di predicatore della Parola e forza al ruolo di costruttore dell’Europa, diventando il punto sorgivo della sua contemplazione e del suo servizio alla Chiesa.
    Presentiamo qui l’arco dei sermoni per il tempo liturgico che abbraccia il mistero della Natività fino alle tre manifestazioni dell’Epifania: la nascita, il Battesimo di Gesù e le nozze di Cana. In essi mentre si illumina il mistero del Verbo immenso fatto Bambino, della sua regalità del suo sacerdozio, viene alla luce il mistero della creatura umana creata a sua immagine e il mistero della Chiesa grembo della sua rigenerazione dalle fonti della misericordia.
    La teologia di Bernardo nasce dalla sua esperienza della liturgia nella comunità monastica e ad essa è rivolta, come pure è rivolta a tutti coloro che seguono il Verbo incarnato con lo stesso cuore umile e appassionato del cantore di Maria.

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    Il volume racconta la storia dei Domenicani in Asia Minore attraverso la vita della comunità italiana di Istanbul, e non solo. Grazie allo studio dei documenti custoditi nell’Archivio domenicano del convento di Sen Piyer (Santi Pietro e Paolo) a Galata, sono riemerse dall’oblio del tempo e dalla polvere delle carte le tante vicende di uomini e donne che hanno avuto un ruolo significativo per la presenza dei frati Predicatori in Turchia e più in generale per la storia culturale della città di Costantinopoli/Istanbul. Il volume ripercorre la lunga parabola dell’Ordine Domenicano in Turchia e in Terra Santa, dall’autunno del medioevo fino alla nostra contemporaneità e all’indomani dell’ottocentesimo anniversario della Confermazione della Regola dell’Ordine (1216/2016). Nella cosmopolita Costantinopoli bizantina, prima, e nella capitale ottomana, poi, i Domenicani furono costantemente presenti, sebbene con alterne vicende. Le tracce monumentali e quelle «umane» sono oggetto specifico dei saggi che il volume raccoglie. Negli ultimi due secoli la rinnovata comunità dei frati italiani ha salvaguardato e custodito nel convento di Galata – riedificato nel 1843 su progetto dell’architetto ticinese Giuseppe Fossati – le memorie dei padri che lo hanno abitato, dei cenobi di Smirne, di Bakirköy e naturalmente della comunità levantina di Istanbul, che ne documentano la storia a cavallo tra la fine dell’impero ottomano e la nascita della Repubblica turca, fino ad oggi.
    L’opera è suddivisa in tre principali sezioni: «Storia e topografia», «Architettura e storia dell’arte» e «Letteratura e storiografia». Una seconda parte è dedicata ai contenuti della mostra che si è tenuta negli ambienti del convento domenicano dal dicembre 2016 a febbraio 2017, in cui sono stati presentati preliminarmente i risultati di questa ricerca a un pubblico più vasto. Più in generale il volume muove dall’intento di restituire e consegnare alle generazioni future la complessa dimensione identitaria e la ricchezza storico-culturale di un luogo che affonda le sue radici nell’eredità classica, ma che non ha mai rinunciato a farsi interpellare dalla co-presenza di culture diverse pacificamente conviventi.

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    Dal VI secolo la Regola di San Benedetto ritma il quotidiano di numerose comunità monastiche nel mondo. Serve anche come guida a laici che si riconoscono nella spiritualità benedettina e, fenomeno recente, a capi di impresa. In un’esplosiva introduzione, Dom Guillaume disegna quindici secoli di epopea e di influenza benedettina. Per lui il monachesimo incarna la sintesi più compiuta del cristianesimo rispondendo a tre campi in cui la sete dei nostri contemporanei è profondamente viva: la spiritualità, la teologia e l’arte di vivere. Da qui nasce il suo credo che stupirà molti: il XXI secolo sarà monastico, o non sarà.

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    Secondo numero dell’annata 2016, che ritorna alla veste solita dopo l’uscita del numero doppio dedicato alla violenza. Vengono qui analizzate due encicliche, una di papa Francesco, la Laudato si’, e l’altra di Giovanni Paolo II, la entesimus annus. D. Pagliacci rilflette sul significato antropologico della morte e sul delicato tema della sua dignità, mentre R. Ragonese ci parla delle relazioni interpersonali. A diversi personaggi della nostra contemporaneità
    sono dedicati, invece, ben tre contributi i cui gli autori (A. Cortesi, F. Mandreoli e G. Ceccolini) ci presentano, rispettivamente, Yves Congar e Marie-Dominique Chenu durante il Concilio Vaticano II, il cardinale Giacomo Lercaro e il filosofo Giangiorgio Pasqualotto con le sue riflessioni sull’interculturalità del mondo moderno. Completano il numero le consuete recensioni e segnalazioni.

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    L’eredità culturale e spirituale di Thomas Merton, a mezzo secolo dalla scomparsa, non tende a spegnersi, persistendo una miriade di studi intorno alla sua imponente opera che spazia in ambiti diversificati come la mistica cristiana, la vita contemplativa, il rinnovamento monastico, l’azione sociale, le varie religioni nel mondo e la condizione intima dell’uomo indagata anche attraverso un’ampia produzione poetica. Affrontare la sua figura significa seguire gli stessi percorsi apparentemente indipendenti della sua scrittura, che trovano l’elemento unificante nella volontà di mettere in luce le esigenze latenti di un’umanità confusa, esiliata dalle verità più profonde. Attraverso il pellegrinaggio geografico e spirituale di Merton si coglie l’archetipo dell’uomo in una continua ricerca, che fa esperienza di Dio nella vita contemplativa per porsi poi in quello stato di irrilevanza, di marginalità che facilita la genuina apertura verso altri mondi, altre culture, verso una moltitudine di persone che possono far confluire le differenze in un’antica, originaria unità.
    Questo volume traccia l’evoluzione e il dispiegarsi della vita di Merton in una serie di fasi ove la mistica si coniuga con i problemi del mondo e con quelli dell’esistenza umana.

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    La collezione di incunaboli della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze è una delle più ricche e complete nel panorama delle biblioteche italiane e quindi rappresenta una tappa fondamentale per chiunque voglia avvicinarsi alla storia della stampa del XV secolo. Sono qui raccolti esemplari della produzione veneziana, romana, milanese, oltre che fiorentina e anche di alcuni centri minori, quali ad esempio Foligno, Gaeta, Messina, Ascoli, L’Aquila, senza contare le numerose edizioni stampate all’estero. Nonostante l’importanza del fondo di questo Istituto, non esisteva ancora, fino ad oggi, una catalogazione completa e aggiornata.

    Questo volume, senz’altro imponente, colma tale lacuna e presenta, per la prima volta, un catalogo completo degli incunaboli della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ordinati alfabeticamente per autore, con numerazione progressiva. Ampio spazio è dato, infatti, alle schede che presentano sia i riferimenti bibliografici che una descrizione completa dell’esemplare e che sono integrate, nella parte finale, da accurati indici tematici (delle collocazioni, dei luoghi di stampa, delle provenienze, dei possessori e dei tipografi). Questo volume si configura quindi come un indispensabile strumento di lavoro per i ricercatori e gli addetti del settore e costituisce un importante tassello per lo studio della storia delle biblioteche e del libro.

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