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    La collezione di incunaboli della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze è una delle più ricche e complete nel panorama delle biblioteche italiane e quindi rappresenta una tappa fondamentale per chiunque voglia avvicinarsi alla storia della stampa del XV secolo. Sono qui raccolti esemplari della produzione veneziana, romana, milanese, oltre che fiorentina e anche di alcuni centri minori, quali ad esempio Foligno, Gaeta, Messina, Ascoli, L’Aquila, senza contare le numerose edizioni stampate all’estero. Nonostante l’importanza del fondo di questo Istituto, non esisteva ancora, fino ad oggi, una catalogazione completa e aggiornata.

    Questo volume, senz’altro imponente, colma tale lacuna e presenta, per la prima volta, un catalogo completo degli incunaboli della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ordinati alfabeticamente per autore, con numerazione progressiva. Ampio spazio è dato, infatti, alle schede che presentano sia i riferimenti bibliografici che una descrizione completa dell’esemplare e che sono integrate, nella parte finale, da accurati indici tematici (delle collocazioni, dei luoghi di stampa, delle provenienze, dei possessori e dei tipografi). Questo volume si configura quindi come un indispensabile strumento di lavoro per i ricercatori e gli addetti del settore e costituisce un importante tassello per lo studio della storia delle biblioteche e del libro.

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    Una fotografia della presenza svizzera sul territorio fiorentino oggi non può prescindere dai suoi numerosi e profondi legami col passato. Ma il contributo degli Svizzeri a Firenze continua nel nostro presente. Questa serie di saggi affronta molteplici aspetti – alcuni dei quali inediti – del rapporto tra Firenze e la Svizzera, un rapporto sul quale in anni recenti si è concentrata l’attenzione di alcuni ricercatori storici. In questo volume vengono approfondite questioni storiche, politiche, economiche e culturali dei numerosi elementi che caratterizzano da secoli il dialogo tra Firenze e la Confederazione Elvetica, senza dimenticare alcune puntualizzazioni di metodologia storiografica. Un viaggio insolito tra figure e istituzioni che continuano a influenzare la vita sociale e culturale della città.

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    Geopolitica, guerre, religioni

    L’attenzione ai processi storici e sociali che attraversano l’Europa nel quadro delle relazioni mondiali si radica nel convincimento che all’interno dei contraddittori percorsi storici dell’umanità si attua una storia di salvezza, irraggiata in quelli che il Vaticano II ha definito «i segni dei tempi» che rinviano ad una chiamata di Dio rivolta a tutta l’umanità. Abbiamo anche sempre sottolineato come un punto privilegiato di osservazione per le questioni che interessano tutta l’umanità e la vita del pianeta dovesse essere il Mediterraneo, perché questo mare segna confini ma unisce anche mondi diversi, storicamente in relazione. Tra le sponde di questo mare si possono cogliere processi di portata universale in un mondo interconnesso come mai prima. La sua storia, il suo passato, ma anche il suo presente, se osservati con attenzione, ci permettono di comprendere quanto sta avvenendo e come poter agire. I processi di rivolgimento che investono da anni l’intera area medio-orientale e il Magreb evidenziano certamente le inquietudini dei popoli, ma sono non meno determinati anche dagli interessi economici, soprattutto dei paesi occidentali, che ruotano attorno alla ricchezza di combustibili fossili presenti in quelle regioni. Dal nostro punto di vista, non possiamo non continuare ad interrogarci sulla possibilità di relazione tra culture e religioni attorno al «grande lago di Tiberiade» – riferimento evangelico con cui Giorgio La Pira indicava il mare Mediterraneo.

     

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    Itala Mela, monachesimo e mondo

    Itala Mela, insegnante di lettere, fece della scuola la sua missione, in parallelo all’attività nella Fuci (primi anni Venti del secolo scorso) fino a quando la malattia infranse il progetto di una monacazione in Belgio per partecipare poi a una fondazione benedettina in Italia che si ispirasse al rinnovamento liturgico che si stava diffondendo. A poco a poco si impose, per inabilità all’insegnamento, la rinuncia alla cattedra statale. In casa – coi genitori prima, poi il padre e la zia non credenti – visse i voti dell’oblazione benedettina secolare consacrata, forte della Regola di san Benedetto che le dava il perimetro esterno di un cammino imperniato su una vocazione unica, nitida fin dal 1930: «La volontà di Cristo, che io sento imperiosa nel profondo della mia anima, è di trascinarmi, d’immergermi con Se stesso negli abissi della Santissima Trinità». Dopo lo sfollamento sull’Appennino durante il secondo conflitto mondiale, Itala riuscì a dedicarsi – in obbedienza al vescovo di La Spezia, la sua città – all’animazione del mondo culturale e cattolico tra il 1946 e il 1953, presenziando o seguendo da lontano le iniziative che suscitava. Alla sua morte è stato consensuale il riconoscimento della sua «immensa capacità di donazione umana» e dell’esercizio effettivo di amare verso tutti «con profonda tenerezza».

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    La teologia nell’inquieto
    viaggio spirituale di Thomas Merton

    Molte sono le costanti del pensiero di Thomas Merton, grande figura di mistico e pensatore, a suo tempo ispiratrice addirittura della Pacem in terris, che di volta in volta gli studiosi hanno approfondito: il gusto dell’eccesso e dello spirito libero che stanno alla base del suo essere monaco; la critica della ragione che mortifica la creatività; l’Amore e la sua centralità; la Sapienza come motore e fine della divinizzazione dell’uomo. I brani raccolti in questo volume si muovono tutti lungo questi assi e sono il frutto dell’incontro tra i più grandi studiosi odierni di Merton: Maurizio Renzini, Bernard Sawicki, Mario Zaninelli e Paolo Trianni, ai quali si aggiunge Jonathan Montaldo. La figura del mistico, i suoi scritti spirituali, le sue ricerche esistenziali, rimangono a tutt’oggi decisamente attuali, e anzi col senno di poi se ne riesce a cogliere (per esempio a proposito dell’invadenza delle nuove tecnologie, o della necessità del dialogo tra le religioni) la spiccata carica profetica. Merton ha ancora molto da dire alle generazioni attuali: la sua visione di una spiritualità profondamente incarnata nella drammaticità dell’esistenza umana (che fu poi in definitiva la chiave del suo successo letterario, costringendo il lettore all’immedesimazione) è oggi un linguaggio accattivante per la metanoia dell’uomo disperante della post-modernità. Promuovere la lettura e lo studio di Merton è in tal senso non solo accademia, ma percorso di evangelizzazione a partire dalla più vera e drammatica esperienza umana attuale.

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    La raccolta di studi di questo volume è proseguimento di una serie di ricerche condotte negli anni sugli aspetti storici e artistici del complesso di San Domenico di Pistoia promosse dal Centro Espaces “Giorgio La Pira”. Si connota come ulteriore approfondimento sulle tessere di quel colorato mosaico del complesso di San Domenico composto di molteplici aspetti della storia della comunità dei domenicani di Pistoia in relazione e nella partecipazione alla vita della città.

    In particolare i saggi di questo volume focalizzano l’attenzione sulle opere pittoriche conservate nella chiesa in rapporto alle committenze, alle attribuzioni, ai caratteri stilistici e alla loro iconografia.

    Tale opera di studio e di memoria risulta particolarmente rilevante in quest’anno, in cui ricorre l’800° anniversario dalla fondazione dell’Ordine domenicano e la nomina di Pistoia a Capitale della cultura in Italia 2017.

    La felice coincidenza di queste due date è motivo per scorgere come nella storia, in modi nuovi e sempre diversi, un’eredità di spiritualità e di vita può essere ancora contributo – nel reciproco dare e ricevere – alla vicenda della città. Quest’ultima è spazio di convivenza e di formazione di un “noi” plurale. In tempi in cui sono presenti segnali tragici di sgretolamento dei legami sociali, di barbarie e di disprezzo per tutto ciò che rappresenta il cammino culturale dell’umanità nelle guerre e distruzioni in atto, questa fatica editoriale trova il suo senso nel farsi proposta di un orizzonte di collaborazione e dialogo quale unica via feconda per un futuro insieme.

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    La Santa Montagna dell’Athos, ultimo grande rifugio dei monaci dell’impero bizantino, che l’invasione araba prima e poi l’avanzata dei turchi selgiuchidi avevano progressivamente risospinto a occidente, è il cuore spirituale dell’Ortodossia: luogo di ricerca di Dio e accoglienza dell’uomo in ricerca, spazio aperto per la custodia della tradizione (o meglio delle molteplici tradizioni delle Chiese ortodosse: bizantina, slava, romena, georgiana e, fino al XIII secolo, anche latina), ma soprattutto vivente testimonianza della vita secondo lo Spirito.
    Con i suoi venti monasteri con monaci di diverse nazionalità, il Monte Athos è un autentico laboratorio d’integrazione della diversità culturale, un ponte per la riconciliazione di culture e tradizioni diverse e, infine, un segno concreto di come, nel rispetto della libertà della persona, l’unità nella diversità sia possibile.
    Della poliedrica eredità culturale e della viva realtà spirituale della Santa Montagna, testimoniano anche i saggi raccolti in questo secondo volume della collana Monte Athos: Percorsi di spiritualità, dal titolo suggestivo di L’Athos e l’Occidente.

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    “Diventare monaco
    nel cuore
    di una metropoli,
    vivere una vita
    contemplativa
    nel deserto delle città” (Pierre-Marie Delfieux)

    Pierre-Marie Delfieux (1934-2013), fondatore delle Fraternità di Gerusalemme, ha tracciato un originale percorso di vita monastica nel cuore delle città.

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    Una trilogia sull’opera italiana per voce narrante e banda giovanile

    Un testo teatrale da leggere ad alta voce, con un accompagnamento musicale che diviene esso stesso attore principale di questa narrazione. Il tratto essenziale è la lettura della vita di Giuseppe Verdi e dell’opera italiana dentro alla storia che ha costruito la nostra identità nazionale, nel bene e nel male. Il testo percorre tutta la vita di Verdi, dalla nascita nel 1813, quando la terra di Parma era francese, parte dell’impero napoleonico, fino alla morte nel 1901, nell’anno in cui si festeggiava il quarantesimo anno di quel Regno d’Italia, che era stato per lui e per le persone della sua generazione il mito di una vita e che poi divenne rapidamente anche il luogo dello scontento e della delusione.

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    Sono state scritte molte biografie su Santa Caterina da Siena, come riconosce lo stesso Dell’Era poiché, come egli afferma, i suoi scritti, la sua figura dolcissima, hanno interessato tutti i tempi, a cominciare dalla Legenda maior del suo confessore, Raimondo da Capua, passando da quella monumentale del Joergensen, per arrivare a quella del Chiminelli; tuttavia, forse, nessuna si legge tutta d’un fiato come questa breve, lineare, del Dell’Era, in cui ogni capitolo – composto, di solito, da sole due o tre paginette – invoglia a leggere il successivo: il motivo è che il continuo variare del suo stile non si può prestare alla monotonia, anche perché l’Autore sa orchestrare abilmente situazioni ed episodi in modo che proprio tale variazione stilistica possa aver luogo; intendo dire che la solennità richiesta dalla descrizione di momenti mistici si stempera spesso nella dolcezza del lirismo di un affresco della natura, mentre altre volte la sua prosa diviene semplice, icastica, anche dialettale se si tratta di rappresentare scene della vita del popolo.

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    Questi testi di Thomas Merton ci mostrano la sua più intima visione di quella forma di vita contemplativa che per anni ha sempre cercato. Egli ci offre le sue idee, a lungo meditate, di quello che potrebbe essere il monaco, pensato nei suoi giorni ma che, a distanza di quasi cinquant’anni dalla sua morte, sono valide ancora oggi. Queste idee potrebbero essere, ai nostri giorni, considerate quelle forze spirituali portanti di un sistema, non solo monastico, ma anche laico così che siano da supporto a un’intera società e alla Chiesa stessa quale forza e guida di quelli che cercano Dio.
    Partendo da quelli che potrebbero essere i lati negativi dell’esistenza di qualsiasi essere umano e non dimenticando la sfera del monachesimo a cui appartiene in maniera consapevole, Merton cerca di scardinare quelle strutture che comprimono gli aspetti spirituali di ogni persona e di dirigere gli aspetti più profondi della ricerca interiore di Dio verso un’unità del proprio esistere.
    Fa scaturire la spontaneità creativa di ogni uomo e donna cercando di regalarci gli strumenti necessari affinché le nostre dimensioni vitali abbiano le naturali risposte alle domande della fede. Cosicché ognuno, nel momento del bisogno, possa attingere alla propria esperienza spirituale e di comprensione; quell’esperienza nata dalla quiete meditativa sperimentata, ricercata e allenata, al fine di vivere in questo tormentato mondo con una pace interiore ed essere in grado di offrirla a chi è, costantemente, in ricerca e in angoscia perché non riesce a cogliere il momento del passaggio di Dio nella propria vita.

    Questo è il secondo volume di una nuova collana interamente dedicata alle opere di Thomas Merton.

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