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    La Santa Montagna dell’Athos, ultimo grande rifugio dei monaci dell’impero bizantino, che l’invasione araba prima e poi l’avanzata dei turchi selgiuchidi avevano progressivamente risospinto a occidente, è il cuore spirituale dell’Ortodossia: luogo di ricerca di Dio e accoglienza dell’uomo in ricerca, spazio aperto per la custodia della tradizione (o meglio delle molteplici tradizioni delle Chiese ortodosse: bizantina, slava, romena, georgiana e, fino al XIII secolo, anche latina), ma soprattutto vivente testimonianza della vita secondo lo Spirito.
    Con i suoi venti monasteri con monaci di diverse nazionalità, il Monte Athos è un autentico laboratorio d’integrazione della diversità culturale, un ponte per la riconciliazione di culture e tradizioni diverse e, infine, un segno concreto di come, nel rispetto della libertà della persona, l’unità nella diversità sia possibile.
    Della poliedrica eredità culturale e della viva realtà spirituale della Santa Montagna, testimoniano anche i saggi raccolti in questo secondo volume della collana Monte Athos: Percorsi di spiritualità, dal titolo suggestivo di L’Athos e l’Occidente.

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    “Diventare monaco
    nel cuore
    di una metropoli,
    vivere una vita
    contemplativa
    nel deserto delle città” (Pierre-Marie Delfieux)

    Pierre-Marie Delfieux (1934-2013), fondatore delle Fraternità di Gerusalemme, ha tracciato un originale percorso di vita monastica nel cuore delle città.

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    Donna del perdono

    Santa Rita (ca. 1381-1457) visse circa sette secoli fa a Cascia, piccola città dell’Appennino umbro, terra di grande spiritualità e culla nel tempo di molti santi; ma anche terra aspra e inaccessibile, specie durante il lungo inverno, luogo di conflitti e di violenza. Per lei e molti suoi contemporanei la vita era una dura lotta, tra prove e innumerevoli sofferenze. Dopo la morte del marito e dei figli, Rita rimase sola, emarginata e osteggiata da quanti non accettavano il perdono accordato agli assassini di suo marito. Rita, nutrendosi con il cibo della misericordia, seguì l’insegnamento di sant’Agostino, padre e maestro della sua spiritualità monastica: «In una notte piena d’insidie, non temere! Abbi fiducia in Cristo e cerca in lui la luce del giorno» (In Ps. 100,12).

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    con un’antologia di testi

    La misericordia è il balsamo che si effonde con il nome di Gesù, è il nome di uno dei piedi di Dio, l’altro piede è la giustizia; il loro passaggio lascia nell’anima la traccia della speranza e del timore. La misericordia è il dono del Padre per le molte miserie dell’umanità, è il carattere che distingue la persona di Cristo, è il manto della Madre di misericordia, è il frutto del dono dello Spirito.
    Nel volume cui il lettore si accosta viene seguito il filo rosso di questo tema in testi biografici su san Bernardo, in qualche sua lettera, nelle prime opere sull’umiltà, in alcuni sermoni sul Cantico della maturità e, infine, in altri sermoni liturgici dove la misericordia diventa il pane quotidiano; tutti modi di orchestrare un unico pensiero.
    I testi qui presentati, tutti tradotti in italiano, costituiscono una piccola antologia ragionata del pensiero di san Bernardo sulla misericordia nell’anno santo ad essa dedicato.

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    Associazione “Insieme per l’Athos”

    L’esicasmo non è una dottrina mistica, non fornisce una teoria, ma indica un itinerario ascetico al cristiano per riporre la sua mente stabilmente in Dio e nutrirsi delle bellezze del mondo invisibile. Il percorso richiede il raggiungimento e il compimento di alcune tappe progressive per conquistare infine l’hesychía: la preghiera monologica, la purificazione interiore, l’illuminazione e la deificazione.
    In questo volume a più mani che in realtà si configura come una vera e propria monografia, la luminosa civiltà athonita viene analizzata sotto angolature storico-teologiche differenti che approfondiscono in particolare il periodo della rinascita filocalica, senza per questo tralasciare alcuni momenti storici che la precedettero, come la venerabile e antica tradizione bizantina e protocristiana, fino alle soglie della contemporaneità.

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    La vita contemplativa oggi

    Introduzione di Madre Rosaria Spreafico, Badessa di Vitorchiano

    Nell’anno dedicato alla Vita Consacrata, proponiamo alcuni degli interventi che Madre Cristiana ha prodigato al tema della contemplazione, per guardare con gratitudine al passato, per ricavarne speranza per il domani e forza di carità per il presente.
    La vicenda di Madre Cristiana Piccardo (nata nel 1925) racconta di un impegno in favore della Chiesa e del monachesimo svolto in speciale umiltà. Passata dalla Delegazione Nazionale delle giovanissime di Armida Barelli alla nascente trappa di Vitorchiano, nella quale è stata badessa per ventiquattro anni attuandovi il rinnovamento voluto dal Concilio, è divenuta in seguito superiora e poi maestra del monasticato nella trappa di Humocaro in Venezuela.
    Il tema della vita contemplativa è svolto seguendo le tappe del suo cammino. I testi qui presentati riportano l’insegnamento della Madre alle sue comunità, dal 1969, inizio dell’abbaziato e anno della Venite seorsum, fino quasi ai nostri giorni, al 2008, quando i medesimi contenuti vengono analizzati dalla stessa badessa, oramai emerita, nel corso di alcune conferenze tenute a Quilvo in Cile.
    Gli spunti di riflessione raccolti in queste pagine sostengano la presa di coscienza della forza storica e profetica dell’identità contemplativa.

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    La comunità monastica di Valserena desidera offrire al grande pubblico questa antologia di testi, che speriamo essere il primo della serie completa, proprio in occasione dei 900 anni di fondazione dell’abbazia di Clairvaux, di cui Bernardo fu il primo Abate. Sono pagine che dischiudono il tesoro dei sermones liturgici e che permettono di sostare, con l’intelligenza e con il cuore, su di un tema decisivo e radicale per la spiritualità cistercense. L’Ascensione del Signore Gesù, infatti, rimane sintesi e compimento dell’Incarnazione, completamento assoluto del mistero pasquale in quanto preambolo necessario per il dono dello Spirito e pienezza di tutte le solennità liturgiche.
    Nell’opera complessiva di Bernardo si potrebbe dire che i sermoni liturgici costituiscono un luogo di sintesi, così come la liturgia è un luogo di sintesi dell’esperienza cristiana, dove la Parola di Dio, ricevuta nella Chiesa mediante la celebrazione liturgica, edifica il nuovo soggetto cristiano capace di dare gloria a Dio e di trasformare la storia in storia di redenzione.
    Questa prima pubblicazione italiana dei sermoni sull’Ascensione offre al lettore l’insieme di sermoni forse più amato dal Doctor Mellifluus. Dalla contemplazione del mistero dell’Ascensione, infatti, nasce tutto il programma monastico di san Bernardo: l’umiltà cristiana come via della vera ascesi cristiana, che non è sforzo moralistico, ma sequela intelligente e appassionata del Verbo fatto carne, unica via di ritorno al Padre.

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    Riflessione teologica sulla speranza cristiana

    La speranza fa parte dell’essenza stessa dell’uomo; si manifesta nei desideri, nel senso di sproporzione tra il sé e l’Altro, nell’anelare alla pace e a qualcosa che non si esaurisce nel presente. Il cristiano, in più, sa di poter contare su un’esperienza ben precisa: la fede. Perché è nella fede che ha origine la speranza cristiana.
    Da queste prime riflessioni parte Luigi Maggiali per tratteggiare, in pagine cariche di tenerezza e di slancio, il volto cristologico del dono e della responsabilità della speranza cristiana. Il volume rappresenta così una sorta di “manuale” della speranza in cui risuonano i mille echi di questa parola tra le pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento e nel Magistero della Chiesa. Fino al forte invito di Papa Francesco: «Non lasciamoci rubare la speranza!».

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    La traduzione in italiano della Règle du Carmel et son esprit (1949) di padre François de Sainte-Marie.
    Partendo dalla trascrizione del testo originale della Regola, composto intorno al 1209 da sant’Alberto Avogadro, patriarca di Gerusalemme, l’autore analizza attentamente dal punto di vista storico e spirituale l’essenza di questo ordine religioso. Emerge così il forte carattere mistico del Carmelo, un ordine contemplativo che fa della preghiera la sua principale attività.
    La spiritualità carmelitana, che si definisce proprio in questo continuo “intrattenersi” con Dio, comprende la profonda unione delle tre virtù Fede, Giustizia e Carità nella vita teologale e permea ogni aspetto della vita semplice e misurata di tutti i confratelli.
    Questa la sostanza dello spirito del Carmelo: una vita povera, umile e pura, ma ricca di fede e amore proprio come quella della Vergine Maria.

    François de Sainte-Marie, era un padre carmelitano francese, autore di molti testi sull’ordine. Questo suo volume è stato tradotto in italiano dalle monache di S. M. Maddalena de’ Pazzi del Carmelo “Mater Unitatis”di Montiglio M.to (AT).

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    Caterina da Siena e Roma nel 630º anniversario del soggiorno romano della santa.

     


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    Magistero e mistica carmelitana

    Il termine ‘spiritualità’ esprime la ricerca di un valore assoluto. La spiritualità indiana è qui intesa come ricerca di un cammino spirituale, una ricerca dell’Assoluto che trova le sue origini nello Yoga, via degli antenati, antico sentiero di realizzazione per l’uomo indiano.
    L’autore si pone l’obiettivo di offrire gli orientamenti introduttivi alla spiritualità indiana con lo scopo di individuare gli elementi spirituali comuni che possano far incontrare le antiche religioni dell’India e la fede cristiana. Gli elementi compatibili sono ricercati dall’autore alla luce della mistica esplorativa di s. Giovanni della Croce: Spiritualità indiana può essere considerato la seconda parte de Il sentiero mistico di Giovanni della Croce. Il testo è scorrevole e articolato, ricco di riferimenti scritturistici ‘canonici’ indiani e di riferimenti al Magistero della Chiesa Cattolica, come pure di citazioni da autori e studiosi cattolici. Offre inoltre una esaustiva bibliografia di riferimento.

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    Un percorso teologico

    Il percorso umano e teologico di M.-D. Chenu (1895-1990), teologo domenicano francese, e la sua evoluzione e maturazione, sviluppatesi attraverso l’influsso dei grandi maestri di Le Saulchoir, ma anche grazie al continuo confronto con le vicende storiche (i segni dei tempi), verso le quali coltivava un’attenzione particolare. Una maturazione che ha attraversato varie tappe: dall’esperienza di Le Saulchoir all’impegno con la Jeunesse Ouvrière Catholique (JOC), dalla collaborazione alla Mission de France e alla Mission de Paris alla solidarietà con i preti operai e con i movimenti attivi nel mondo del lavoro, dal Concilio Vaticano II alle ultime riflessioni del dopo-Concilio. Il suo itinerario mette in evidenza come tutte le fasi di questo processo risultino legate da un coerente sviluppo che ha avuto – come filo rosso – un unico criterio di fondo a cui Chenu ha ispirato sempre la sua ricerca teologica e la sua prassi pastorale: la storia quale luogo della Parola di Dio, una storia umana che è anche storia santa, in quanto visitata dal fatto storico dell’Incarnazione.

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