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    Fino agli anni Settanta il bibliofilo umanista Giorgio Antonio Vespucci è stato conosciuto soprattutto per i suoi legami con Marsilio Ficino e con il famoso nipote Amerigo. Solo in epoca più recente ha ottenuto la rilevanza che merita. Noto per la sua biblioteca, il Vespucci, tuttavia, fu ben più che un collezionista di libri e un proprietario di centinaia di manoscritti e incunaboli; proprio i suoi libri gli permisero di diventare uno stimatissimo erudito e un grande esperto delle lingue classiche. Per molti anni insegnò alla gioventù di Firenze, specialmente ai figli della nobiltà; in età avanzata, fu canonico e preposto del Duomo prima di vestire l’abito domenicano – e, val la pena di sottolinearlo, per mano di Savonarola in persona – ed entrare nel Convento di San Marco. Il suo nome però, come quelli di tutti gli altri Vespucci, si oscurò davanti alla fama del nipote Amerigo onorato dal nome del Nuovo Mondo, anche se non fu del tutto dimenticato. Gli studi recenti hanno evidenziato invece il suo grande contributo al Rinascimento fiorentino e italiano. Fu il pioniere del revival della drammaturgia latina classica e scrisse probabilmente la prima grammatica latina di stampo umanistico. In questo lavoro Karl Schlebusch ha raccolto tutti i documenti archivistici e non che riguardavano il Vespucci, per ricostruire la biografia più completa di uno dei personaggi più rilevanti del Rinascimento fiorentino.

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    Il carteggio tra don Leone Bartolini e un gruppo di gentildonne bolognesi negli anni del Concilio di Trento (1545-1563)

    Il borgo termale dei Bagni della Porretta è, negli anni cruciali del Concilio di Trento (1545-1563), punto d’incontro di dame, cavalieri, mercanti e fuorusciti fiorentini. Il sacerdote Leone Bartolini, ardente savonaroliano legato al convento domenicano di San Romano di Lucca, inizia un’esperienza religiosa che, attraverso la locale Compagnia del Santissimo Sacramento, coinvolge un gruppo di gentildonne bolognesi che aspirano a raggiungere la perfezione e la contemplazione mistica all’interno delle loro case, perseguendo i loro compiti quotidiani.

    Azioni e aspirazioni, affetti e affanni, difficoltà e successi si presentano con vivacità ai nostri occhi attraverso le pagine di un fitto carteggio che comprende oltre cento lettere scritte da donne: un documento eccezionale che ci introduce nell’intimità delle coscienze rivelando aspetti concreti della cultura e vita religiosa delle donne del secolo XVI. Accanto e insieme alla vicenda delle gentildonne bolognesi si dischiude l’itinerario spirituale e il percorso di vita di diversi confratelli della Compagnia del Santissimo Sacramento di Porretta che scelgono di dedicarsi alla religione.

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    Questa pubblicazione presenta il frutto del lavoro e del confronto sincero e prolungato dei membri di un gruppo composto da frati domenicani appartenenti a diverse province dell’Ordine dei Predicatori, che vivono in varie regioni dell’Europa, dal Belgio alla Turchia, dalla Germania all’Italia.
    Si tratta di un contributo per individuare alcuni ambiti in cui oggi l’Ordine domenicano, ma non solo, è chiamato a vivere un ripensamento della sua missione. Predicare è annuncio del Vangelo, accogliendo le inquietudini che provengono dalla storia e dalla vita di uomini e donne, nostri contemporanei. Vi sono nel nostro tempo linee di frattura che spingono a uscire da modelli usuali di pensare per assumere il rischio di stare responsabilmente nel presente accogliendo le chiamate dello Spirito che da esso provengono.
    I testi di questo documento sono stati inizialmente elaborati in vista di una proposta di riflessione teologica al capitolo generale tenutosi a Bologna nel luglio 2016, utilizzando perciò le tre lingue ufficiali del capitolo, inglese, francese e spagnolo. Abbiamo ritenuto opportuno aggiungere ora la traduzione italiana e curare questa edizione che raccoglie insieme le diverse versioni per un uso diffuso a livello internazionale.

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    Immagini e simboli cateriniani nella basilica di San Domenico in Siena

    La Cappella nella quale ancor oggi si mostra, attraverso la grata del tabernacolo, la testa di santa Caterina nella basilica di San Domenico di Siena, detta perciò anche “Cappella della Testa”, è uno dei luoghi sacri più prestigiosi della Città. Fu realizzata, per la definizione architettonica e la quasi totalità degli ornamenti, tra gli ultimi decenni del XV secolo e i primi del XVI, vale a dire nel periodo di massima fioritura artistica, in Siena più che nella stessa Firenze, delle immagini e dei pensieri d’ispirazione ermetico-alchemica suscitate in tale ambito dagli scritti di Marsilio Ficino. Ma, mentre all’ingresso del Duomo di Siena tale ispirazione si esplicita sin dalla prima tarsia della navata centrale con l’immagine del “precursore” egizio Ermete Trismegisto colto nell’atto di affidare lettere e leggi sacre, rispettivamente, al Faraone e al Sommo sacerdote, nella cappella della basilica domenicana tanto l’anonima tarsia del pavimento che gli affreschi del Sodoma alle pareti parlano un linguaggio ermetico-alchemico assai meno scoperto, meno facilmente comprensibile: come bene si evince dalla mancanza, a tutt’oggi, di un’esegesi integrale sufficientemente argomentata che ne spieghi il valore simbolico tanto dei particolari come dell’insieme. Gioachino Chiarini ci propone ora un itinerario complesso quanto documentato grazie al quale si fa evidente la verità sostanziale che lega la tarsia pavimentale agli affreschi ed entrambi alla vita e al pensiero della Santa che guarda dall’altare: la tarsia con precisi riferimenti alle travolgenti pagine finali del Dialogo della divina Provvidenza, capolavoro della mistica medioevale, gli affreschi del Sodoma nell’esaltazione di alcuni momenti cruciali della vita di Caterina riportati dalle biografie della Santa.

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    Ottocento anni di storia

    La storia della Biblioteca di san Domenico a Pistoia può essere appassionante per questo: può essere guardata come frammento di uno specchio in cui si rifrange non solo la storia di una comunità dell’Ordine presente a Pistoia dalla prima metà del XIII secolo e giunta dopo tante peripezie ai primi decenni del XXI, ma anche la storia della città, in un intreccio tra vita sociale e vita religiosa, e in uno svolgersi di stagioni con caratteristiche diverse. I libri recano con la loro presenza – e anche con la loro assenza, nel loro essere portati via magari in modo affrettato e avventuroso – la testimonianza di vicende travagliate che costituiscono il tessuto della storia umana.

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    Manoscritti e incunaboli miniati dalla Biblioteca di San Domenico Maggiore di Napoli

    Presentazione di Alessandra Perriccioli Saggese

    Il volume affronta, per la prima volta, lo studio dei codici e degli incunaboli miniati provenienti dalla biblioteca del convento di San Domenico Maggiore di Napoli. L’indagine fa emergere un patrimonio librario poco noto, costituito in larga parte da manoscritti databili dal XII al XVI secolo, talvolta di notevole valore storico-artistico, gettando parallelamente luce sulla storia della biblioteca conventuale. Dall’analisi di tale patrimonio affiorano, infatti,
    anche le vicende della formazione, dell’incremento e del declino della biblioteca, e in particolare le dinamiche sottese al suo sviluppo.
    Oltre ad alcuni volumi miniati realizzati a Napoli, appartenevano alla libraria conventuale anche manoscritti e incunaboli prodotti in altre aree geografiche: Padova, Venezia, Bologna, Roma e il Lazio, il Piemonte, la Toscana, la Calabria e l’Abruzzo, la Francia e l’Inghilterra. Essi testimoniano l’ampio raggio dei contatti intrattenuti dal convento napoletano e offrono in molti casi un contributo nuovo alla conoscenza della miniatura fiorita nei vari centri di produzione.

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    Questo volume propone una raccolta di scritti di p. Daniel Ols, alcuni dei quali finora inediti, elaborati nel corso di una quarantina d’anni. I contributi toccano diversi ambiti della teologia: cristologia, teologia morale, teologia dei sacramenti, ecumenismo, mariologia.
    Personaggio centrale di questa raccolta è san Tommaso d’Aquino, sul cui pensiero l’autore ha imperniato il proprio insegnamento e la propria ricerca, auspicando di portare in tal modo qualche contributo a una migliore conoscenza e a una più vasta diffusione della sua dottrina, al fine di indicare e illustrare, specialmente in un momento di crisi come quello attuale, una via sicura a coloro che si mettono in cerca della verità.

    Alcuni testi sono in italiano, altri in francese.

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    Un contributo teologico alle questioni sui divorziati risposati e sulle coppie omosessuali

    L’amicizia più grande è quella che secondo san Tommaso unisce gli sposi che si donano l’un l’altra nel reciproco impegno di fedeltà ed è segno sacramentale dell’amore che unisce Cristo alla Chiesa sua sposa. Ma amore di amicizia, unico, fedele e gratuito può essere anche quello che unisce le coppie di divorziati risposati, che vivono con consapevolezza e responsabilità la loro unione. L’esame teologico delle condizioni poste, oggi, dal Magistero per l’accesso ai sacramenti della penitenza e dell’eucarestia di un divorziato risposato, mostra l’esigenza di un perfezionamento della prassi attuale, in continuità con la Tradizione della Chiesa e ispirato al vangelo della Misericordia.
    L’amicizia più grande è anche quella a cui aspirano alcune persone omosessuali, che desiderano unirsi responsabilmente in un amore di coppia, unico, fedele e gratuito. La connaturalità dell’inclinazione omosessuale, che san Tommaso riconosce come propria a queste persone, potrebbe permettere possibilità nuove di accoglienza di coppie omosessuali all’interno della Chiesa. Il riconoscimento di reciproci diritti civili ai componenti di una coppia omosessuale, che è questione relativa alla legislazione degli Stati, in tale prospettiva di approfondimento teologico si pone quale esigenza della naturalità della situazione di queste coppie.

    Adriano Oliva, domenicano italiano del convento di Saint-Jacques (Parigi), dottore in teologia, storico delle dottrine medievali, ricercatore al Laboratoire d’études sur les monothéismes (Centre national de la recherche scientifique), lavora alla Commissio Leonina per l’edizione critica delle opere di Tommaso d’Aquino. Con R. Imbach, ha pubblicato: La filosofia di Tommaso d’Aquino. Punti di riferimento, Lugano, Eupress, 2012 (originale francese: Paris, Vrin, 2009).

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    Introduzione di Lorenzo Polizzotto

    Visitando il convento di San Domenico di Fiesole con la consapevolezza di osservare un edificio ex novo iniziato nel primo decennio del XV secolo, si ha la sensazione di guardare una fabbrica con delle importanti peculiarità: storiche, geografiche e dimensionali.
    Il complesso conventuale fiesolano non nasce da un progetto uniforme realizzato in pochi anni: secoli di lavori hanno profondamente riformato l’impianto iniziale. La sua storia edificativa si intreccia indissolubilmente con eventi primari della politica fiorentina, con la realtà di imporanti famiglie che hanno legato il loro nome e i loro “denari” al convento, senza tralasciare le trasformazioni dei rituali e le scelte operate dall’ordine domenicano.
    Dentro queste mura è racchiusa una storia complessa e affascinante.
    La ricerca che ha portato alla ricostruzione delle tappe edificative del complesso è iniziata a ritroso, come un puzzle da smontare pezzo per pezzo. A un’attenta analisi del patrimonio documentario del convento, sfociata nella scoperta di documenti inediti, quali atti notarili, che hanno permesso di stabilire degli archi temporali certi, si è unito un accurato esame delle strutture architettoniche. E’ stato così possibile confrontare le informazioni archivistiche con le realtà murarie odierne e con le tracce del passato ed ottenere plausibili e documentabili ricostruzioni edificative delle varie epoche, fino ad arrivare all’impianto iniziale.
    Un lavoro capillare che ha permesso di scrivere una credibile storia della chiesa e del convento di San Domenico di Fiesole, dal 1406 alla soppressione Napoleonica nel 1810.

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