Sul confine (30)

COLLANA A CURA DEL CENTRO ESPACES “GIORGIO LA PIRA” DI PISTOIA

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    Geopolitica, guerre, religioni

    L’attenzione ai processi storici e sociali che attraversano l’Europa nel quadro delle relazioni mondiali si radica nel convincimento che all’interno dei contraddittori percorsi storici dell’umanità si attua una storia di salvezza, irraggiata in quelli che il Vaticano II ha definito «i segni dei tempi» che rinviano ad una chiamata di Dio rivolta a tutta l’umanità. Abbiamo anche sempre sottolineato come un punto privilegiato di osservazione per le questioni che interessano tutta l’umanità e la vita del pianeta dovesse essere il Mediterraneo, perché questo mare segna confini ma unisce anche mondi diversi, storicamente in relazione. Tra le sponde di questo mare si possono cogliere processi di portata universale in un mondo interconnesso come mai prima. La sua storia, il suo passato, ma anche il suo presente, se osservati con attenzione, ci permettono di comprendere quanto sta avvenendo e come poter agire. I processi di rivolgimento che investono da anni l’intera area medio-orientale e il Magreb evidenziano certamente le inquietudini dei popoli, ma sono non meno determinati anche dagli interessi economici, soprattutto dei paesi occidentali, che ruotano attorno alla ricchezza di combustibili fossili presenti in quelle regioni. Dal nostro punto di vista, non possiamo non continuare ad interrogarci sulla possibilità di relazione tra culture e religioni attorno al «grande lago di Tiberiade» – riferimento evangelico con cui Giorgio La Pira indicava il mare Mediterraneo.

     

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    Questa pubblicazione presenta il frutto del lavoro e del confronto sincero e prolungato dei membri di un gruppo composto da frati domenicani appartenenti a diverse province dell’Ordine dei Predicatori, che vivono in varie regioni dell’Europa, dal Belgio alla Turchia, dalla Germania all’Italia.
    Si tratta di un contributo per individuare alcuni ambiti in cui oggi l’Ordine domenicano, ma non solo, è chiamato a vivere un ripensamento della sua missione. Predicare è annuncio del Vangelo, accogliendo le inquietudini che provengono dalla storia e dalla vita di uomini e donne, nostri contemporanei. Vi sono nel nostro tempo linee di frattura che spingono a uscire da modelli usuali di pensare per assumere il rischio di stare responsabilmente nel presente accogliendo le chiamate dello Spirito che da esso provengono.
    I testi di questo documento sono stati inizialmente elaborati in vista di una proposta di riflessione teologica al capitolo generale tenutosi a Bologna nel luglio 2016, utilizzando perciò le tre lingue ufficiali del capitolo, inglese, francese e spagnolo. Abbiamo ritenuto opportuno aggiungere ora la traduzione italiana e curare questa edizione che raccoglie insieme le diverse versioni per un uso diffuso a livello internazionale.

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    Idee per un cambiamento

    La corruzione è fenomeno dilagante. È drammaticamente presente in Italia, un Paese contraddistinto dalla pervasività della criminalità organizzata e delle mafie ma anche da un’illegalità capillare. È anche un portato della condizione di disuguaglianza che segna la situazione del mondo attuale. La corruzione a livello politico e nei settori nevralgici dell’economia e della vita sociale costituisce così un dato eclatante del nostro tempo. Tale constatazione suscita la ricerca tesa a offrirne una definizione, a coglierne caratteri ed espressioni, a individuarne cause e radici storiche. Comportamenti quotidiani di corruzione sono presenti negli ambiti ordinari della vita sociale che divengono terreno di coltura e sviluppo di processi più ampi. Interrogarsi sulla corruzione apre alla ricerca di una strategia per combatterla, per arginare e tentare di curare tale fenomeno, malattia mortale che disgrega i legami sociali e distrugge il cuore umano. I suoi effetti incidono infatti pesantemente sulle relazioni tra persone e popoli, minano gli assetti economici con danni incalcolabili, pesano maggiormente sui poveri. L’ambiente stesso è una tra le principali vittime della corruzione e insieme ad esso la qualità della vita delle generazioni future.
    Il volume raccoglie diversi contributi – frutto di dialoghi promossi dal Centro Espaces ‘Giorgio la Pira’ di Pistoia – formando un quadro interdisciplinare. Vengono tematizzati molteplici aspetti della corruzione diffusa nel nostro tempo per promuoverne consapevolezza e per orientare scelte e prassi in opposizione e alternativa.

    Disponibile anche in versione eBook a € 8, 99 (sotto il pulsante ACQUISTA).

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    Un contributo teologico alle questioni sui divorziati risposati e sulle coppie omosessuali

    L’amicizia più grande è quella che secondo san Tommaso unisce gli sposi che si donano l’un l’altra nel reciproco impegno di fedeltà ed è segno sacramentale dell’amore che unisce Cristo alla Chiesa sua sposa. Ma amore di amicizia, unico, fedele e gratuito può essere anche quello che unisce le coppie di divorziati risposati, che vivono con consapevolezza e responsabilità la loro unione. L’esame teologico delle condizioni poste, oggi, dal Magistero per l’accesso ai sacramenti della penitenza e dell’eucarestia di un divorziato risposato, mostra l’esigenza di un perfezionamento della prassi attuale, in continuità con la Tradizione della Chiesa e ispirato al vangelo della Misericordia.
    L’amicizia più grande è anche quella a cui aspirano alcune persone omosessuali, che desiderano unirsi responsabilmente in un amore di coppia, unico, fedele e gratuito. La connaturalità dell’inclinazione omosessuale, che san Tommaso riconosce come propria a queste persone, potrebbe permettere possibilità nuove di accoglienza di coppie omosessuali all’interno della Chiesa. Il riconoscimento di reciproci diritti civili ai componenti di una coppia omosessuale, che è questione relativa alla legislazione degli Stati, in tale prospettiva di approfondimento teologico si pone quale esigenza della naturalità della situazione di queste coppie.

    Adriano Oliva, domenicano italiano del convento di Saint-Jacques (Parigi), dottore in teologia, storico delle dottrine medievali, ricercatore al Laboratoire d’études sur les monothéismes (Centre national de la recherche scientifique), lavora alla Commissio Leonina per l’edizione critica delle opere di Tommaso d’Aquino. Con R. Imbach, ha pubblicato: La filosofia di Tommaso d’Aquino. Punti di riferimento, Lugano, Eupress, 2012 (originale francese: Paris, Vrin, 2009).

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    Mediterraneo, mare di confini

    Oggi il mare – il Mediterraneo – è il luogo dove ribollono i diritti del futuro, quel “mare di mezzo” che divide, unendole, Asia, Africa ed Europa, e quello spazio prossemico, all’incrocio delle diverse civiltà, nel quale le antiche prerogative sfumano nel dolore dei tanti migranti che vi trovano la morte cercando di raggiungere la loro terra promessa, mentre le nuove hanno invece gli occhi, le lacrime e i sorrisi dei tanti che ce la fanno e che si alzano in piedi a sfidare le nostre convenzioni acquisite.
    È a partire da questa constatazione che il Centro Studi Espaces ‘Giorgio la Pira’ e l’Associazione per la ricerca sociale Poiein-Lab hanno deciso di promuovere nel convegno In rotta per la cittadinanza – Laying up for citizenship tenutosi a Pistoia nei giorni 24-26 e 29 novembre 2014, una serie di riflessioni, incontri e suggestioni artistiche con l’obiettivo di contribuire a fare della città di Pistoia, e simbolicamente della miriade di piccole realtà locali che condividono il tessuto sociale e culturale europeo, una “città sul Mediterraneo”. È un contributo alla costruzione dal basso di un reale percorso di confronto su quelli che saranno i futuri confini della cittadinanza italiana ed europea.

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    Quando parliamo di Europa non parliamo di qualcosa di altro dalla realtà in cui siamo ormai comunemente e quotidianamente immersi. Noi siamo Europa e non solo per ragioni di tipo storico, culturale o per i vincoli giuridici che abbiamo scelto nel corso dei decenni passati, ma perché l’Europa è il terreno coltivato dove crescono le vite di milioni di cittadini, i cui destini sono ormai intrecciati sia nel bene, le prospettive di un futuro migliore, sia nel male, la condivisione delle difficoltà presenti.
    Questa pubblicazione del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ vuole offrire il proprio contributo di analisi e pensiero, nello spirito dello scambio di esperienze, in un’ottica multidisciplinare, con la fiducia riposta nello stile paziente del dialogo e del confronto. L’idea che il moltiplicarsi di questo tipo di riflessioni, dal basso, il suo diffondersi, il suo essere già presente anche in tante piccole realtà sparse del continente europeo, possa positivamente aiutare la crescita di una diversa Europa, più umana e accogliente, è alla base di questa nuova iniziativa editoriale.

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    La riflessione sulla comunità è una questione aperta a diversi livelli dell’esperienza contemporanea: essa investe tanto l’ambito dei rapporti sociali quanto la problematica politica della convivenza nelle società plurali, come pure il dibattito su come costruire un’esperienza comunitaria all’interno della vicenda ecclesiale.
    La ricerca che viene pubblicata in questo libro affronta l’interrogativo sulla comunità inserendolo nel contesto del dibattito filosofico contemporaneo. L’autore evidenzia diversi approcci al tema individuandoli sia nelle voci di filosofi collocabili nell’ambito della post-modernità sia in quelle di teologi cristiani. Il lavoro si situa quindi sul confine tra mondi e pensieri diversi, svolgendo una lettura analitica e critica di diverse proposte, ed evidenziando elementi di contatto e dialogo possibili. In tal senso si inserisce bene nel quadro della collana “Sul confine”: la ricerca dell’autore, infatti, viene condotta sul confine tra filosofia e teologia nel tentativo di approfondire percorsi che possono apparire distanti e individuare vie di dialogo e di scambio. Si situa sul confine anche perché l’ascolto di queste voci è guidato dal tentativo di superare una distanza d’indifferenza, incomprensione e talvolta sordità tra pensiero teologico e percorsi della post-modernità.
    Il volume è introdotto da un saggio di Alessandro Cortesi, direttore del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ – Pistoia.

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    L’11 aprile 1963 Giovanni XXIII pubblicava l’enciclica Pacem in terris, un documento che ha segnato una svolta nel modo in cui la Chiesa, capace di cogliere le trasformazioni della vita sociale e di leggere in esse i segni dei tempi, ha posto la questione della pace come riconoscimento dei diritti umani nell’ottica di un bene comune universale.
    Rileggere Pacem in terris oggi è anche occasione per interrogarsi sulla storia che stiamo vivendo, segnata da una violenza sistematica, da una situazione globale di ingiustizia, da violazioni di diritti e dal dramma della povertà per interi popoli. È un tempo attraversato anche dal ritorno di una mentalità di guerra, nutrita dalla logica della competizione economica e sociale che pervade l’ideologia neoliberista.
    Eppure è anche un tempo in cui scorgere come l’esperienza dell’incontro con l’altro sia la grande sfida a cui siamo chiamati: essa si rende presente a livello quotidiano perché i nostri microcosmi sono un intreccio di culture, popoli e lingue.
    Costruire pace nella giustizia, scoprire le radici comuni nella dignità condivisa, scegliere la solidarietà anziché l’esclusione e l’indifferenza sono esigenze per attuare un’esistenza non senza l’altro, ma insieme. È l’unica via per garantire un futuro all’umanità.
    Su questi temi si sono impegnati testimoni di pace di un passato recente, da Giorgio La Pira a Ernesto Balducci e David Maria Turoldo. Di loro, i contributi raccolti in questo volume ripercorrono le tracce.

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    Idee sul lavoro che cambia

    L’attuale crisi economica pone interrogativi sul futuro del lavoro in una società sempre più interrelata. Il processo di finanziarizzazione dell’economia e le disuguaglianze e ingiustizie che questo sta producendo a livello mondiale aprono a una considerazione sulle possibili alternative a tale modello in grado di rimettere al centro la questione del lavoro.
    La crisi, mentre genera una profonda sofferenza sociale che pesa soprattutto sulle fasce più deboli, offre un’occasione propizia: quella di interrogarsi sulla plausibilità e sulla possibilità di nuovi modelli di vita economica, nuovi stili di vita e cambiamenti significativi nell’ambito delle politiche del lavoro.
    Tante domande si aprono: lo sviluppo e la crescita economica che abbiamo conosciuto a partire dal secondo dopoguerra hanno perseguito orizzonti di benessere materiale progressivamente divaricatisi dalle esigenze di rafforzamento dei legami sociali e di quei beni relazionali che sono il tessuto fondamentale per vivere con serenità l’esperienza lavorativa. Quali cambiamenti sono possibili nel modo di pensare il lavoro e la coesione sociale in società segnate dalla disoccupazione e dallo scoraggiamento di sempre più ampi settori del mondo giovanile e femminile? Ci sono spazi diversi per intendere il lavoro sia come mezzo di produzione di benessere che come esperienza di riconoscimento della dignità delle persone e di relazionalità sociale?
    I saggi raccolti in questo volume affrontano le questioni relative al lavoro con diverse angolature disciplinari e con apporti di analisi socio-economica ed etico-sociale.

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    Disponibile anche in versione eBook a € 9,00 (sotto il pulsante ACQUISTA).


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    Riflessioni ed esperienze per una convivenza da costruire

    In un tempo come quello attuale caratterizzato dal nuovo dominio del mercato e dal venir meno delle ideologie, i progetti ispirati a speranze di giustizia e solidarietà vengono emarginati da una politica intesa come gestione del potere sotto il controllo dell’economia.
    La crisi che attraversa i giorni nostri apre, quindi, la strada a nuove separazioni che allontanano l’impegno etico-sociale dalla gestione della cosa pubblica. In questo contesto la spiritualità resta un sogno distaccato dal reale.
    In verità, invece, la passione politica, che per definizione dovrebbe essere costruzione di città e comunità dove i rapporti sociali vengono valorizzati lasciando spazio alla libera e responsabile espressione delle persone, è proprio esperienza spirituale.
    Nei contributi di questo volume si intrecciano riflessioni di carattere generale a esempi concreti di buona politica che contrasta le logiche della violenza e dell’esclusione aprendo a progetti di incontro tra persone e popoli e dando un senso nuovo alla spiritualità.

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    Un tentativo di lettura storica e d’interpretazione

    “Primavere arabe” è un tentativo di riflessione a più voci, da diversi luoghi di osservazione del Mediterraneo, su un processo in piena via di sviluppo. Abbiamo scelto questo titolo perché dietro al termine “primavera” sta un’attesa positiva, il riferimento allo sbocciare di qualcosa di nuovo da movimenti carichi di vita e apertura al futuro. “Primavere”, al plurale, perché questi movimenti che hanno segnato l’area del Nordafrica e del Medio Oriente a partire dal dicembre 2010 sono molto diversi da paese a paese ed esigono di essere letti in riferimento alla situazione specifica di ogni contesto. Ognuno con le sue ferite, i suoi tratti di fecondità, di promesse e delusioni. Alla lettura del passato lontano e vicino si affianca la proposta interpretativa di un presente irto di difficoltà e problemi e su cui incombe il dramma della violenza. Gli interrogativi riguardanti la giustizia sociale, il riconoscimento di diritti e libertà, il rapporto tra religione e politica, la dignità delle donne nel pubblico e nel privato costituiscono una provocazione a riflettere e vivere un coinvolgimento solidale con le attese che attraversano interi popoli.
    I contributi presenti nel volume intendono essere un aiuto per comprendere ciò che sta avvenendo in un tempo in cui la crisi della vita democratica in Occidente si confronta con le esigenze di libertà, di giustizia e di dignità delle giovani generazioni dei paesi mediterranei. Questo appello pone a tutti noi l’esigenza di ascoltare e l’urgenza di assumere responsabilità per aprire a percorsi di libertà, pace e dialogo tra le religioni.

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    Disponibile anche in versione eBook a € 8,00 (sotto il pulsante ACQUISTA).


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