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    La collezione di incunaboli della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze è una delle più ricche e complete nel panorama delle biblioteche italiane e quindi rappresenta una tappa fondamentale per chiunque voglia avvicinarsi alla storia della stampa del XV secolo. Sono qui raccolti esemplari della produzione veneziana, romana, milanese, oltre che fiorentina e anche di alcuni centri minori, quali ad esempio Foligno, Gaeta, Messina, Ascoli, L’Aquila, senza contare le numerose edizioni stampate all’estero. Nonostante l’importanza del fondo di questo Istituto, non esisteva ancora, fino ad oggi, una catalogazione completa e aggiornata.

    Questo volume, senz’altro imponente, colma tale lacuna e presenta, per la prima volta, un catalogo completo degli incunaboli della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ordinati alfabeticamente per autore, con numerazione progressiva. Ampio spazio è dato, infatti, alle schede che presentano sia i riferimenti bibliografici che una descrizione completa dell’esemplare e che sono integrate, nella parte finale, da accurati indici tematici (delle collocazioni, dei luoghi di stampa, delle provenienze, dei possessori e dei tipografi). Questo volume si configura quindi come un indispensabile strumento di lavoro per i ricercatori e gli addetti del settore e costituisce un importante tassello per lo studio della storia delle biblioteche e del libro.

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    Fino agli anni Settanta il bibliofilo umanista Giorgio Antonio Vespucci è stato conosciuto soprattutto per i suoi legami con Marsilio Ficino e con il famoso nipote Amerigo. Solo in epoca più recente ha ottenuto la rilevanza che merita. Noto per la sua biblioteca, il Vespucci, tuttavia, fu ben più che un collezionista di libri e un proprietario di centinaia di manoscritti e incunaboli; proprio i suoi libri gli permisero di diventare uno stimatissimo erudito e un grande esperto delle lingue classiche. Per molti anni insegnò alla gioventù di Firenze, specialmente ai figli della nobiltà; in età avanzata, fu canonico e preposto del Duomo prima di vestire l’abito domenicano – e, val la pena di sottolinearlo, per mano di Savonarola in persona – ed entrare nel Convento di San Marco. Il suo nome però, come quelli di tutti gli altri Vespucci, si oscurò davanti alla fama del nipote Amerigo onorato dal nome del Nuovo Mondo, anche se non fu del tutto dimenticato. Gli studi recenti hanno evidenziato invece il suo grande contributo al Rinascimento fiorentino e italiano. Fu il pioniere del revival della drammaturgia latina classica e scrisse probabilmente la prima grammatica latina di stampo umanistico. In questo lavoro Karl Schlebusch ha raccolto tutti i documenti archivistici e non che riguardavano il Vespucci, per ricostruire la biografia più completa di uno dei personaggi più rilevanti del Rinascimento fiorentino.

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    Giorgio La Pira e la vocazione mariana di Firenze

    Presentazione del Card. Giuseppe Betori

    Giorgio La Pira ha offerto un contributo specifico alla mariologia, come il teologo Padre Stefano De Fiores ha sottolineato, per i profili di apertura all’impegno sociale e alla solidarie­tà con i poveri.
    Sono presentati i protagonisti della Firenze del Novecento, da Divo Barsotti a Fioretta Mazzei, da David Turoldo a Mario Luzi, da Piero Bargellini a Claudio Leonardi, che hanno approfondito la figura di Maria, quale elemento costitutivo dell’umanesimo cristiano.
    Anche nel Novecento l’architettura e le arti figurative, nel tessuto urbano di Firenze, sono state segnate dal riferimento a Maria, arricchendo il patrimonio artistico della città e confermando la vocazione di “città mariana” di Firenze.

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    In quest’opera l’autore si concentra sulla storia della comunità elvetica a Firenze tra il 1865 e il 1871, quando in pieno Risorgimento il capoluogo toscano fu anche capitale d’Italia. Si ripercorre così la collaborazione delle istituzioni svizzere (legazione diplomatica, chiesa riformata, scuole, circoli…) con il nuovo ruolo politico di Firenze. Questa vivace comunità straniera seppe cogliere al volo le opportunità della città in cui risiedeva, sia dal punto di vista economico che diplomatico (molte furono le personalità straniere chiamate in Toscana dove il contributo degli intellettuali elvetici si rivelò di importanza fondamentale).

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    Questo volume è la ripresa del lavoro Dal Bene Comune al bene del Comune. I trattati politici di Remigio dei Girolami nella Firenze dei bianchi-neri, già pubblicato su «Memorie domenicane», N.S., 16, 1985 e qui riproposto, con il corredo di nuove puntualizzazioni e il sussidio di una traduzione italiana ampiamente commentata che accompagna l’edizione di due testi latini.
    Remigio parte dal presupposto aristotelico che il bene del popolo o della città è più importante del bene del singolo membro della comunità e applica questa premessa ai problemi e ai profondi contrasti della società e della vita politica del Comune: il dualismo caratteristico della vita politica fiorentina si manifesta dapprima come lotta politica senza esclusione di colpi tra Guelfi e Ghibellini, per riproporsi poi, dopo la vittoria dei primi, nel contrasto non meno duro tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri.
    È merito di Panella aver unito, a un’impegnativa analisi dottrinale che affianca il pensiero remigiano ai dibattiti dello Studio francescano di Santa Croce, una vasta ricerca archivistica per ricostruire il momento storico da cui nasce il De bono comuni, e datare il trattato e in tal modo situarlo, comprenderlo, valutarne le implicazioni.

    Prefazione di Francesco Bruni.

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    Prima parte: 1538-1566

    Questo volume riporta una parte del carteggio di monsignor Vincenzo Ercolani, predicatore domenicano, fattosi frate sulla scia di Savonarola ben quaranta anni dopo l’esecuzione del riformatore.
    Grazie alle sue lettere, preziosa fonte storica per gli studiosi del periodo, vengono ricostruiti non solo la complessa personalità del religioso, ma anche il contesto in cui operava, con tutti i suoi problemi politici, religiosi e sociali. Emergono così i tratti caratterizzanti della vita conventuale del futuro vescovo, il suo ruolo di guida spirituale per laici e religiosi, il suo contributo alla spinosa questione savonaroliana e il suo apporto all’espansione dell’Osservanza ai conventi dell’Italia centrale e meridionale.
    L’Epistolario, qui presentato solo parzialmente vista la voluminosità dell’intera opera, rappresenta inoltre l’augurio per un proseguimento degli studi sul savonarolismo esaminando i suoi effetti non solo sulla Chiesa e sull’Ordine domenicano, ma sull’intera società.

    Il commento storico alle singole lettere è in lingua spagnola.

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    Coppa delle coppe 1960-61

    Vincere non è mai scontato. Fino al 1961 l’Italia è stata l’unica potenza sportiva europea che non aveva ancora avuto l’onore di alzare un trofeo U.E.F.A. Nel calcio italiano, allora come ora, non sempre la qualità coincide con la quantità. La squadra viola può rivendicare l’onore di aver dato tra le prime lustro internazionale al calcio ed allo sport italiano. Fino a quella vittoria solo il Bologna ed il Milan avevano rappresentato l’Italia calcistica ai massimi livelli sportivi continentali.

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    e l’epoca di Lorenzo il Magnifico

    Il libro VIII delle Istorie fiorentine del Machiavelli nella versione in italiano corrente di Olga Mugnaini. Un testo affascinante, dove la storia diventa vivo intrecciarsi di vicende umane e di passioni, di intrighi e di fazioni, di imprese guerresche e di vita quotidiana.

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    Disponibile anche in versione eBook a € 7,00 (sotto il pulsante ACQUISTA).


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    Le Memorie di casa Valori furono scritte nell’arco di tre secoli (1380-1690) da almeno otto membri di una fra le più importanti famiglie fiorentine del tempo e rappresentano una documentazione eccezionale degli sviluppi politici, culturali ed economici di Firenze nei secoli di suo maggior splendore e del suo susseguente declino.

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    Sessanta anni nel cuore della città

    I sessanta anni dell’Azienda per la mobilità di Firenze vengono ricordati in questo volume, che aggiunge un tassello importante alla riflessione storica sui trasporti pubblici locali. Pur parlando, infatti, in gran parte del passato, il libro è tuttavia proiettato verso il futuro, perché la costruzione delle nuove tranvie apre finalmente prospettive nuove e innovative nella gestione e nell’utilizzo della mobilità collettiva, nonché nella progettazione urbanistica.Un libro di qualità, nei contenuti e nella veste editoriale, che vuole essere, quindi, un omaggio al passato e allo stesso tempo un augurio per il futuro.

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    Sebbene a Firenze non sia mai esistito un dialetto, numerose sono le espressioni che fanno parte di un liguaggio particolare, spesso colorito, dei fiorentini. Alcune inglobate dall’italiano corrente, altre a rischio di oblio. L’agile e curioso Dizionario del Vernacolo fiorentino fu scritto da Pirro Giacchi nel 1878. Una preziosa raccolta di termini fiorentini al quale l’autore volle aggiungere – specificandolo – anche le «voci simboliche, metaforiche, sincopate dei pubblici venditori».

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    Un percorso simbolico a Firenze

    Un’attenta analisi di uno dei parchi più belli di Firenze nel contesto delle realizzazioni giardiniere ottocentesche. Un importante giardino storico che è aperto a molteplici letture in chiave simbolica.

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