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    Numero monografico e speciale dedicato alla figura universale di Giuseppe Dossetti e al suo rapporto con il Medio Oriente, in particolare durante gli anni della permanenza sua e della sua comunità in questi luoghi. Tra le principali personalità della storia italiana del Novecento, Dossetti ha contribuito con il suo operato a caratterizzare nodi sia della storia patria che di quella ecclesiale. Il presente numero monografico della rivista delinea per sommi capi la biografia del monaco reggiano durante il suo soggiorno in Medio Oriente, che fu occasione, per lui, di riflettere sul senso di un cristianesimo destinanto a svilupparsi in un quadro di pluralismo culturale e religioso. Il volume presenta, così, tra gli altri, gli interventi di Mandreoli che analizza il “mistero di Israele”, di De Francesco che affronta il tema dell’Islam come enigma post-cristiano nel pensiero di Dossetti e di Galavotti che ci parla della visione che il monaco aveva della geopolitica mediorentale. Bernacchia ci presenta un monaco alla scoperta delle Chiese orientali, mentre Ferretti ed Apano ragionano sui suoi dialoghi biblici a Gerico. Completa il volume, oltre alle consuete recensioni, un inedito di don Dossetti: Incontro con una rappresentanza della diocesi di Ivrea (Gerusalemme, 31 agosto 1979).

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    Il volume racconta la storia dei Domenicani in Asia Minore attraverso la vita della comunità italiana di Istanbul, e non solo. Grazie allo studio dei documenti custoditi nell’Archivio domenicano del convento di Sen Piyer (Santi Pietro e Paolo) a Galata, sono riemerse dall’oblio del tempo e dalla polvere delle carte le tante vicende di uomini e donne che hanno avuto un ruolo significativo per la presenza dei frati Predicatori in Turchia e più in generale per la storia culturale della città di Costantinopoli/Istanbul. Il volume ripercorre la lunga parabola dell’Ordine Domenicano in Turchia e in Terra Santa, dall’autunno del medioevo fino alla nostra contemporaneità e all’indomani dell’ottocentesimo anniversario della Confermazione della Regola dell’Ordine (1216/2016). Nella cosmopolita Costantinopoli bizantina, prima, e nella capitale ottomana, poi, i Domenicani furono costantemente presenti, sebbene con alterne vicende. Le tracce monumentali e quelle «umane» sono oggetto specifico dei saggi che il volume raccoglie. Negli ultimi due secoli la rinnovata comunità dei frati italiani ha salvaguardato e custodito nel convento di Galata – riedificato nel 1843 su progetto dell’architetto ticinese Giuseppe Fossati – le memorie dei padri che lo hanno abitato, dei cenobi di Smirne, di Bakirköy e naturalmente della comunità levantina di Istanbul, che ne documentano la storia a cavallo tra la fine dell’impero ottomano e la nascita della Repubblica turca, fino ad oggi.
    L’opera è suddivisa in tre principali sezioni: «Storia e topografia», «Architettura e storia dell’arte» e «Letteratura e storiografia». Una seconda parte è dedicata ai contenuti della mostra che si è tenuta negli ambienti del convento domenicano dal dicembre 2016 a febbraio 2017, in cui sono stati presentati preliminarmente i risultati di questa ricerca a un pubblico più vasto. Più in generale il volume muove dall’intento di restituire e consegnare alle generazioni future la complessa dimensione identitaria e la ricchezza storico-culturale di un luogo che affonda le sue radici nell’eredità classica, ma che non ha mai rinunciato a farsi interpellare dalla co-presenza di culture diverse pacificamente conviventi.

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    La Santa Montagna dell’Athos, ultimo grande rifugio dei monaci dell’impero bizantino, che l’invasione araba prima e poi l’avanzata dei turchi selgiuchidi avevano progressivamente risospinto a occidente, è il cuore spirituale dell’Ortodossia: luogo di ricerca di Dio e accoglienza dell’uomo in ricerca, spazio aperto per la custodia della tradizione (o meglio delle molteplici tradizioni delle Chiese ortodosse: bizantina, slava, romena, georgiana e, fino al XIII secolo, anche latina), ma soprattutto vivente testimonianza della vita secondo lo Spirito.
    Con i suoi venti monasteri con monaci di diverse nazionalità, il Monte Athos è un autentico laboratorio d’integrazione della diversità culturale, un ponte per la riconciliazione di culture e tradizioni diverse e, infine, un segno concreto di come, nel rispetto della libertà della persona, l’unità nella diversità sia possibile.
    Della poliedrica eredità culturale e della viva realtà spirituale della Santa Montagna, testimoniano anche i saggi raccolti in questo secondo volume della collana Monte Athos: Percorsi di spiritualità, dal titolo suggestivo di L’Athos e l’Occidente.

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    Ottocento anni di storia

    La storia della Biblioteca di san Domenico a Pistoia può essere appassionante per questo: può essere guardata come frammento di uno specchio in cui si rifrange non solo la storia di una comunità dell’Ordine presente a Pistoia dalla prima metà del XIII secolo e giunta dopo tante peripezie ai primi decenni del XXI, ma anche la storia della città, in un intreccio tra vita sociale e vita religiosa, e in uno svolgersi di stagioni con caratteristiche diverse. I libri recano con la loro presenza – e anche con la loro assenza, nel loro essere portati via magari in modo affrettato e avventuroso – la testimonianza di vicende travagliate che costituiscono il tessuto della storia umana.

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    Introduzione di Lorenzo Polizzotto

    Visitando il convento di San Domenico di Fiesole con la consapevolezza di osservare un edificio ex novo iniziato nel primo decennio del XV secolo, si ha la sensazione di guardare una fabbrica con delle importanti peculiarità: storiche, geografiche e dimensionali.
    Il complesso conventuale fiesolano non nasce da un progetto uniforme realizzato in pochi anni: secoli di lavori hanno profondamente riformato l’impianto iniziale. La sua storia edificativa si intreccia indissolubilmente con eventi primari della politica fiorentina, con la realtà di imporanti famiglie che hanno legato il loro nome e i loro “denari” al convento, senza tralasciare le trasformazioni dei rituali e le scelte operate dall’ordine domenicano.
    Dentro queste mura è racchiusa una storia complessa e affascinante.
    La ricerca che ha portato alla ricostruzione delle tappe edificative del complesso è iniziata a ritroso, come un puzzle da smontare pezzo per pezzo. A un’attenta analisi del patrimonio documentario del convento, sfociata nella scoperta di documenti inediti, quali atti notarili, che hanno permesso di stabilire degli archi temporali certi, si è unito un accurato esame delle strutture architettoniche. E’ stato così possibile confrontare le informazioni archivistiche con le realtà murarie odierne e con le tracce del passato ed ottenere plausibili e documentabili ricostruzioni edificative delle varie epoche, fino ad arrivare all’impianto iniziale.
    Un lavoro capillare che ha permesso di scrivere una credibile storia della chiesa e del convento di San Domenico di Fiesole, dal 1406 alla soppressione Napoleonica nel 1810.

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    Nel 40° anniversario della proclamazione di s. Caterina da Siena a Dottore della Chiesa universale, i Mercoledì Cateriniani 2011 sono stati dedicati a tematiche attraverso le quali il magistero della Chiesa parla oggi con particolare efficacia alla vita degli uomini e delle donne del nostro tempo: la “dottrina sociale della Chiesa” offre infatti sollecitazioni e proposte operative non solo ai cristiani ma anche a tutte le persone ‘di buona volontà’.
    Sulla base della Parola di Dio e del pensiero patristico, la dottrina sociale della Chiesa si esprime, lungo i secoli, nella diversità dei linguaggi e dei diversi contesti storici; ma in quanto raccoglie via via gli insegnamenti dello Spirito Santo – che la «guida verso la Verità tutta intera», come aveva predetto Gesù (Gv 16,13) – essa è parola profetica e quindi sempre attuale.

    Non sorprende dunque cogliere in una mistica del Trecento, appassionatamente solidale con la società civile del suo tempo, un’acuta penetrazione di problematiche sociali che sono di ogni tempo: perché Caterina, Dottore della Chiesa, ne comunica la dottrina sociale alla luce della sua personale esperienza dello Spirito, come anche della sua condivisione della responsabilità di ogni uomo e donna, nella città terrena e nel creato.

     


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    Un’analisi accurata di alcuni aspetti rilevanti della storia della scienza e della storia delle idee in epoca antica e tardo antica, basata su un’attenta lettura delle fonti.

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    La canonica di Arialdo a Cucciago

    La storia della chiesa e della canonica dei Santi Gervasio e Protasio di Cucciago (Como), in occasione del Millennio dalla nascita di sant’Arialdo (1010-2010).

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    Ci sono luoghi che trattengono i racconti del tempo passato silenziosamente racchiusi tra le fessure delle pietre usate nella costruzione, nelle tracce di colore degli affreschi, tra le volte dei chiostri, nelle architetture degli spazi di anditi che nei secoli hanno visto utilizzi e presenze diverse. S. Domenico di Pistoia è uno di questi luoghi, un convento, centro di vita comunitaria, luogo di preghiera e di azione liturgica, di predicazione e di studio connessi alla specifica caratteristica dell’Ordine domenicano dedito al servizio della Parola. Un complesso conventuale formato della chiesa, dei chiostri, dell’area di abitazione e dei luoghi della vita comune, costruito poco al di fuori delle mura della città nella prima metà del Duecento.
    La pubblicazione di questo volume – promossa e curata dal Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ – ha come scopo l’indagine su momenti diversi di questa storia: è un tentativo di far luce su elementi e momenti di una vicenda poco conosciuta. Sulla base di documenti percorsi con attenzione, l’indagine si fa preziosa nell’offrire squarci di ricostruzione di una vicenda che si rivela affascinante: appaiono così improvvisamente frammenti della vita di una comunità nei secoli, con le sue luci e le sue ombre, soprattutto emerge la rete di legami che da questo luogo si dipartivano e a questo luogo convergevano nella realizzazione appunto di quel convenire che sta alla base di un ideale e di una missione e la vicenda di S. Domenico diviene un tassello che aiuta a comprendere meglio anche le vicende della città di Pistoia.

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    Libellus de Supplemento

    Presentato qui per la prima volta in italiano, il libro del Supplemento alla vita di s. Caterina da Siena, deriva il suo grande valore dalla documentazione in esso contenuta.
    Si tratta di testimonianze dirette e originali di coloro che hanno condiviso la vita della santa senese, in particolare del suo confessore, fra Tommaso della Fonte, che non mancò di annotare su alcuni quaderni parole, fatti e fenomeni straordinari riguardanti la vita della sua penitente.
    Il documento approfondisce la dimensione mistica dell’esistenza privata della santa.
    Questo Libellus de supplemento nacque dalla volontà dei discepoli di Caterina che fecero notare a fra Tommaso da Siena – Caffarini, postulatore della sua causa di canonizzazione, che nella principale biografia della santa, la Legenda maior compilata da Raimondo da Capua, mancavano fatti importanti della sua vita. Il Libellus de supplemento rappresenta quindi una fonte primaria e originale, fondamentale per quanti intendono acquisire una conoscenza approfondita della figura di santa Caterina.

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    Caterina da Siena e Roma nel 630º anniversario del soggiorno romano della santa.

     


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