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    A partire dal secolo XII divenne frequente annotare in un libro i religiosi defunti, e anche i laici che volevano essere sepolti nei loro cimiteri. È proprio questo il tema portante del libro, che analizza attraverso questi necrologi o «libri dei morti» le pratiche legate alla sepolture e alla ricerca della «buona morte». I necrologi di San Domenico a Pistoia presi in esame, quattro in tutto, ci forniscono il quadro di una vita civile e culturale assai vivace, contrassegnata da eventi i cui protagonisti, uomini e donne, furono tutti attenti a salvaguardare e tramandare ai figli quei valori che nella pietà religiosa, nella dedizione alla professione, nella cura della famiglia e della città trovavano i loro punti di sicuro ancoraggio.
    Questi testi funerari sono, quindi, davvero degni di nota per il valore documentario che presentano non solo per la biografia dei personaggi citati, ma anche perché raccontano la vita civile, culturale, politica e religiosa che si è svolta in Pistoia in quel periodo.

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    ed altre bischerate

    «Passano i giorni, le settimane, i mesi, le stagioni e aumentano via via le persone che mi scelgono come loro medico di famiglia. Tutte persone in gamba, coraggiose, direi quasi temerarie e con una buona dose di incoscienza, ovviamente, per scegliere me come medico e dico poco! Tra questo manipolo di temerari c’è anche una simpatica famigliola: Paolo, Simonetta e i loro due figlioli, Lorenzo e Francesca».
    E con loro il riottoso Gianni, la distratta Lucianina, Mario “i’ bestia”, l’insonne Bruna, e ancora molti personaggi spassosi e genuini che, tra un cappuccino e l’altro, si avvicendano nell’ambulatorio del medico Naldoni per una ricetta, un consiglio o solo un riconoscente saluto.
    Prendendo spunto dalla vita quotidiana e dall’esercizio della sua professione, con umorismo e verve tipicamente toscane, l’autore fiorentino ci regala una nuova serie di racconti che si muovono con leggerezza sulla sua viva e romanzesca città.


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    ed altri

    «Sì, è vero, sono stato io a scrivere questo raccontino. L’ho scritto come scrivo sempre: con un lapis perché non so assolutamente usare il PC e poi perché mi piace tanto scrivere con il lapis, specialmente se appuntato con un coltello! Eh sì, ognuno di noi ha le sue fisime. Ho avuto però tanti aiuti e voglio ringraziarli tutti: i miei pazienti per primi: nei dialoghi ci sono le frasi che mi hanno detto tante volte; quando le scrivevo mi sembrava di farlo sotto la loro dettatura. Li voglio ringraziare anche perché sono ormai trent’anni che mi sopportano come medico…»
    Scivola via così il racconto di Roberto Naldoni, e appassiona per la sua freschezza, per la naturalezza dei dialoghi, per la sincerità del narratore. Fa sorridere, fa commuovere e si lascia leggere tutto d’un fiato: perché di “sore Gina”, a Firenze e nel mondo, ognuno di noi ne conosce almeno una e nei racconti di Naldoni c’è tutto lo spirito di quelle ‘mitiche’ figure che in mille città e paesi caratterizzano le vie di quartiere e riempiono il cuore di serenità.


    La sora Gina di: Naldoni Roberto  11,00
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    La spirito di una città nella sua creatività linguistica

    Questo libro vuol essere uno scrigno delle perle linguistiche che hanno brillato più fulgidamente nella tradizione fiorentina: vi si troveranno l’umorismo, l’ironia, l’autoironia, l’irrisione, l’amertume e la malinconia, il senso della misura e del ridicolo, il sarcasmo, lo scherzo, il doppio senso, l’allusione, il dire per non dire e il non dire per dire, le foderature, il riso arguto e sardonico… ma soprattutto la continua creatività di metafora in metafora, tipici di quel “fiorentino spirito bizzarro” che Dante ritrovò perfino all’Inferno.

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    Sebbene a Firenze non sia mai esistito un dialetto, numerose sono le espressioni che fanno parte di un liguaggio particolare, spesso colorito, dei fiorentini. Alcune inglobate dall’italiano corrente, altre a rischio di oblio. L’agile e curioso Dizionario del Vernacolo fiorentino fu scritto da Pirro Giacchi nel 1878. Una preziosa raccolta di termini fiorentini al quale l’autore volle aggiungere – specificandolo – anche le «voci simboliche, metaforiche, sincopate dei pubblici venditori».

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    L’epoca di Dante e le contese tra Guelfi e Ghibellini

    Il libro II delle Istorie fiorentine del Machiavelli nella versione in italiano corrente di Fabio Leocata. Un testo affascinante, dove la storia diventa vivo intrecciarsi di vicende umane e di passioni, di intrighi e di fazioni, di imprese guerresche e di vita quotidiana.

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    Fu lo stesso Collodi a raccogliere questi suoi brevi testi sui fiorentini, scritti per essere pubblicati su alcuni giornali. Ne è risultato un volume divertente, piacevole da leggere anche in ordine sparso, per fare oltretutto tesoro di una prosa fresca e immediata, briosa e mai pedante.

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