Lo scaffale del frontespizio (2)

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    L’azzardo gentile di una dolcezza da scovare a ogni costo, ovunque si nasconda: tra le case, le parole, le mani. Leggere queste pagine ci regala la voglia di non voler morire più. (Peppe Cavallari)

    Alfredo Allegri è poeta nelle viscere. I suoi versi sono giostre del tempo e ogni ricordo brilla come frammento di luce nel cosmo, effimero, evanescente, eppure vivo nella memoria (Marco Fioramanti).

     

     

     

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    Un’antologia di versi a celebrazione del sacro, perché come dice Roberto Mussapi nell’Introduzione di questo volume, il «sacro è qualcosa di profondamente vicino al mito, e, come il mito non va mai ridotto a un repertorio di favole, così il sacro non si deve ridurre a un semplice repertorio di icone sacrali, di riti.
    In poesia l’energia del sacro è la capacità della domanda: è l’atteggiamento del cieco che si rivolge a Cristo e gli dice: “Dammi la luce”. Nel momento in cui il cieco non pensa più di dover credere, è caduto qualcosa, è caduta la domanda, la fame stessa del sacro. La poesia nasce, antropologicamente, per fame del sacro. Il sacro non basta mai, perché rimanda continuamente a Dio, ma non ce lo dà in pasto. E la poesia è anche un modo per illudere di donare una coincidenza di tempi: l’oltretempo, il passato, il presente, il futuro».

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